Domenica 16 Novembre 2025, ore 16:00 presso Sala del Sindaco palazzo Comunale Borgo San Lorenzo, presentazione del libri "CHUMA clandestino controcorrente".

 

La questione dell’immigrazione clandestina, soprattutto dall’Africa, riempie quasi ogni giorno le pagine dei nostri quotidiani.

Questo mio libro è stato pubblicato  ben 14 anni fa e da allora il problema  ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti rivelandosi, per certi aspetti che a breve elencherò, una vera e propria spina nel fianco della nostra società. Da una parte assistiamo al continuo sbarco di centinaia di giovani uomini, donne con minori che intraprendono il viaggio su imbarcazioni fatiscenti,  mossi dalla speranza di una vita dignitosa, lasciandosi alle spalle guerre sanguinose  o una condizione di estrema, inaccettabile povertà. Per realizzare progetto spendono molto denaro, fino a 3000 euro, fidandosi di mercanti di uomini che promettono loro ciò che  poi non potranno dare. Rischiano la vita, tanti di loro muoiono già nel tragitto via terra prima di imbarcarsi, altri  annegano durante la traversata. Coloro che ce la fanno si scontrano con la dura realtà: non trovano ciò che avevano sperato e che era stato loro promesso, ma una condizione di estrema indigenza e di emarginazione, in molti casi peggiore di quella vissuta nel paese di origine. Vittime di questo inganno molti cedono, adattandosi a raccogliere pomodori nei campi, o  accettando lavori “al nero” comunque sfruttati, dormendo in baracche di fortuna, nei pressi delle stazioni, sotto i ponti, oppure cadono nelle grinfie di una criminalità organizzata che li sfrutta come bestie. Altri ancora ribellandosi, pieni di rancore per l’imbroglio, delinquono: spaccio, prostituzione, furti. E questa situazione si protrae ormai da diversi anni senza alcuna evoluzione: tesi e antitesi che non trovano la sintesi per una vita dignitosa.

Dall’altra parte ci siamo noi, semplici cittadini, a cui sfugge  e a volte nemmeno interessa risalire alla vera causa del problema  (l’impossibilità di accogliere dignitosamente queste persone se non stabilendo un diverso assetto sociale, economico ed aggiungo etico della nostra società). Diventiamo così anche noi, come loro, vittime  di un sistema che tende a dividere piuttosto che ad integrare,  senza cercare soluzioni che rispettino la dignità del più debole.

 Inutile sottovalutare il rischio di aggirarsi a piedi in certe zone della città di notte, specie se donne. Aumenta la delinquenza, la violenza e con esse anche una profonda spaccatura sociale, che dà luogo al desiderio di evitare queste persone, ghettizzandole e instaurando così una pericolosa escalation  di violenza e di odio.

“IMPERA” UNA TIMIDA TOLLERANZA SOLO NELL’INVISIBILITA’ DELL’ALTRO, SE NON SI E’ DISTURBATI.

Ciò significa che si ignorano come persone, non si crea un significativo contatto umano e del resto neanche loro lo desiderano perché lo temono. Ognuno con le proprie maschere, come all’interno di un gioco di ruolo.

Ma come potrebbe accadere diversamente? Come può un cittadino accollarsi una questione così gravosa, le cui responsabilità sono da rintracciarsi a monte, nelle alte sfere della politica e dell’economia internazionale?

La scelta inconsapevole è quella di rimanere inermi, in una posizione solo difensiva, nell’oggettiva impossibilità di trovare rimedi.

Nel libro mi sono concentrata sull’aspetto umano che la questione immigrazione pone, cercando di  smantellare pregiudizi e stereotipi su ciò che pensiamo riguardo a questo tema e sfatando  anche la falsa immagine che essi vogliono trasmettere di sé agli altri, come scudo protettivo. Superficialmente può sembrare che il loro  unico scopo sia quello di ricevere l’euro di mancia.

Ma dietro a questo gesto che cosa c’è,  chi sono queste persone, cosa c’è oltre il loro reale bisogno di aiuto.

Come ho già detto non spetta a noi accollarci questo problema, non  abbiamo i mezzi per affrontarlo, ma penso che guardando a queste persone in un’ottica  molto più ampia qualcosa forse possa cambiare. E’ quello che mi ha confessato una carissima amica pochi giorni fa:

“Ma lo sai che da quando ho letto il tuo libro, li guardo in modo diverso…fino ad allora davo loro distrattamente una moneta senza neppure guardarli in volto. Adesso no, i nostri occhi si incrociano anche se solo per un attimo”

Guardare l’altro è restituirgli la dignità di persona che, in questo difficile contesto, si perde facilmente.

Il protagonista Chuma /Vincent (acciaio) è un giovane di 24 anni che lascia l’Africa per venire in Italia come musicista ed avere successo; un amico italiano lo dovrebbe ospitare. L’incipit della storia è diverso da quello che spinge la maggior parte dei giovani africani a venire in Europa.  Chuma non fugge da guerre intestine né da una estrema povertà. Conduce una vita semplice, di dignitosa povertà con la famiglia di origine, che ama. Ciò che lo muove è insito nell’ambivalenza del suo doppio nome:

E’ Chuma, leone ruggente, orgoglioso della sua terra, della sua gente, del colore della sua pelle, ma è anche Vincent, ambizioso in cerca di fortuna e ricchezza attraverso il successo.

 E’ inquieto, un Ulisse africano che parte per andare dove non sa. Inconsciamente alla ricerca del “nostos” .

Il romanzo inizia con un sogno che rispecchia il suo stato d’animo prima della partenza, quasi una fiaba. Ma già nel viaggio via terra in Africa, per arrivare al punto di imbarco. si scontra con una dura realtà che lo opprime fino a farlo scivolare nella condizione di viator, pellegrino verso l’ignoto.

Gli episodi più salienti sono:

  • Il terribile viaggio su un camion insieme a 150 persone ammassate come bestie attraverso il deserto per imbarcarsi, e dove  Chuma si scontra con la tragica morte di un compagno.
  • Il naufragio in mare, con la conseguente perdita di gran parte di giovani, donne e bambini.
  • La detenzione a Lampedusa

 

Ciò che Chuma intraprende nella sua permanenza in Italia è un interminabile  doloroso viaggio sia fisico che interiore:  questo giovane uomo si trova a difendersi di fronte ad episodi di razzismo e di  totale emarginazione.

A causa di queste esperienze tragiche Chuma rischia di perdere la sua identità, ferito nella dignità di essere umano, si adatta alla condizione di “vu cumprà”, con l’unica difesa possibile: indossare una pesante maschera di “acciaio” per non essere vulnerabile di fronte ai sentimenti.

Da questo stato depressivo di totale rassegnazione Chuma si solleva grazie all’amore di una giovane ragazza italiana che gli restituisce la sua immagine più vera. Un amore capace di rigenerare e di trasformare entrambi, spingendoli a scelte radicali.

Un rapporto complesso e contraddittorio quello fra Chuma e Viola. Egli soprattutto deve combattere con sé stesso per abbandonarsi a questo sentimento, riconoscendo di avere il diritto di amare e di essere ricambiato.

Non è un adattamento, un compromesso, ma un valorizzarsi  a vicenda nella propria unica, preziosa identità, e nell’accoglienza delle differenze dell’altro che arricchiscono e fanno crescere entrambi.