Voglia sia lieve per entrambi:

                                S’ha da esser lievi,

               Con lieve cuore e mani lievi

tenere e prendere, tenere e rendere

Hugo von Hofmannsthal, Il cavaliere della rosa


Questo articolo offre alcuni spunti di riflessione su uno dei miei primi saggi sulla sessualità, pubblicato nel 2009:

 Voglio dirti sì per sempre. La sessualità nella coppia.

 Per relazione sessuale fra un uomo e una donna si intende l’insieme di parole e gesti affettuosi, tenerezze, sguardi, carezze che creano intimità, nutrono il desiderio, stimolano l’interesse per l’altra persona: non necessariamente confluiscono in un rapporto genitale, ma ne restano comunque il presupposto essenziale affinché questo sia pieno e significativo, cioè riesca a incidere interiormente. La relazione sessuale fra un uomo e una donna si esprime attraverso due persone che comunicano con i loro corpi e con le loro menti. Ogni relazione affettiva d’amore fra un uomo e una donna è sempre sessuale: maschi e femmine sono esseri sessuati: caratterizzati da un punto di vista ormonale, emotivo, mentale e in parte culturale. Questi aspetti della personalità di ognuno di noi entrano profondamente in relazione fra loro incontrandosi, scontrandosi e arricchendosi a vicenda. Il corpo racchiude, protegge, è testimone del mistero e della complessità dell’essere umano, in tutta la sua perfezione e nei suoi limiti, primo fra tutti quello di essere destinato alla morte. E’ difficile nella cultura mediale del “life is now” accettare il senso del limite che emerge soprattutto nella malattia, nella decadenza fisica, nella morte: tutto ciò provoca un istintivo rifiuto, evoca angoscia, perché il corpo viene impropriamente concepito come mezzo per il soddisfacimento di bisogni indirizzati solo al piacere fisico e materiale. La vulnerabilità del corpo scaturisce proprio dalle diverse e spesso contraddittorie interpretazioni che di esso si possono dare. Ritengo che il senso dei genitali maschili e femminili possa essere compreso solo accogliendo il mistero di perfezione e nel contempo di fragilità che questi due organi esprimono. Che senso hanno considerati scissi dalla relazione affettiva? Non basta ridurli a meri strumenti procreativi o di piacere. Se pensati invece uno in funzione dell’altro rimandano a una bellezza che trascende la loro fisicità. I membri maschili e femminili sono infatti esteticamente sgradevoli da guardare se ridotti alla loro individuale peculiarità fisica, ma evocano bellezza se riusciamo ad accogliere l’idea che ognuno dei due organi è portatore del senso dell’altro, promuovendo, esaltando e rendendo preziosa la presenza dell’altro.

A prescindere dalla loro capacità procreativa gli organi sessuali maschili e femminili esprimono, per la loro stessa conformazione, l’icona dell’unione fra un uomo e una donna, cioè l’espressione d’amore attraverso cui diventano dono reciproco. Il corpo non è più solo carne, ma l’icona più significativa dell’incontro con l’altro, che proprio per questa alterità appare prezioso e complementare.

Così scrive Giovanni Paolo II in Uomo e donna lo creò:

“Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude “fin dal principio”, l’attributo sponsale, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo persona diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere”.

Collocando la relazione sessuale all’interno di una relazione affettiva significativa essa orienta il senso dei corpi in relazione e ne favorisce la più profonda espressione.

Il corpo considerato solo come tale rischia di essere res, cosificato perché non trascende i limiti della sua corporeità, anzi ne resta imprigionato in un rapporto uroborico percepito come pesante, estraneo, essenzialmente volgare.

Il corpo, in quanto comunicazione di sé come persona, corpo persona, necessita di essere accolto interiormente; se diventa merce si spersonalizza; se esso non è capace di esprimersi e quindi di elevarsi a persona muore (Giovanni Paolo II, FC n. 11):

“La donazione fisica totale sarebbe menzogna, se non fosse segno e frutto di una donazione personale totale”.

Appare chiaro, seguendo il pensiero sopra enunciato, che ogni essere umano ha la responsabilità verso se stesso e verso chi ama, di proteggere il valore del proprio corpo (e di quello dell’altro) aiutandolo ad esprimere ciò che potenzialmente è chiamato ad esprimere.

Una relazione sessuale profonda e appagante è possibile a partire dal rapporto con il corpo vissuto nella sua interezza che comprende la mente e l’anima. Il corpo che “parte dallo sguardo” intimorisce per la sua dignità, esso rimanda ad uno sguardo interiore; allora nasce il bisogno di farlo a pezzi, come fosse un feticcio:

“Una civiltà delle cose e non delle persone: una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose. Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può diventare per l’uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori” (Lettera alle famiglie, Gratissimam sane, n. 13).

La pornografia è un tentativo di proteggersi dal timore di vivere un rapporto d’amore totalizzante che inevitabilmente mostra invece l’oscillazione fra eros e thanatos. La sessualità non può esprimersi gravemente, ma evocare leggerezza e gioco. Ma ciò non significa che essa debba esprimersi a luci rosse, perché questo l’appesantirebbe. Xavier Lacroix (Il corpo di carne) afferma che gli amanti giocano con il corpo ma da esso si distanziano perché, per giocare, devono essere capaci di non identificarsi totalmente con i propri corpi che devono restare sullo sfondo.

“Che ne sarebbe allora di una relazione fondata esclusivamente sul gioco? Tutto  sarebbe finzione…i gesti diventerebbero come una moneta falsa”.

Questo sfumato confine tra l’essere di più del proprio corpo e giocare col proprio corpo, senza per questo ridurlo a oggetto, esalta l’erotismo che non può essere spiegato fino in fondo: è leggero e greve insieme, mai troppo concreto per non diventare oscenità, sempre oscillante fra la ricerca del volto dell’altro e il piacere che il corpo dona, finché uno svela l’altro, in armonica successione di sguardi e di contatto fisico, in eterno divenire.

Il corpo racchiude in sé la sua misteriosa ambivalenza, è un’anfora che contiene un tesoro prezioso, ma fragile, perché può essere privato del suo significato originario: luogo della comunicazione e dell’incontro, ma anche della separazione e della morte: Il piacere si esprime al confine fra il bisogno di immanenza e quello di trascendenza:

“Il desiderio è interrotto e soddisfatto come il più crudele dei bisogni”. (Emmanuel Levinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità).